
E allora Eros volò da Efesto e lo informò che in Sicilia era appena arrivato, anche lui volando, ma in aereo, Carlo Calenda da Roma, invitato a Catania per presentare il suo ultimo ma non recentissimo libro, “Difendere la libertà”. E gli chiese di trattenerlo in Sicilia. Il dio del fuoco e inquilino dell’Etna esitò: «Potrei fermare di nuovo gli aerei come il mese scorso, ma lui andrebbe via in treno, in nave, in macchina.»
«Ma chi? Il leader di Azione? Sei serio? I politici italiani si muovono in macchina solo a Roma, purché sia blu, di navi conoscono solo Costa crociere e prendono il treno solo in campagna elettorale per posare a duce» ribatté il dio dell’amore. «Tu piuttosto riprendi a fare eruttare il vulcano e io gli lancio una freccia. Vedrai che torna a Roma con un’idea nuova della Sicilia».
Mai l’Etna fu più benefico. Calenda rimase a Catania per il blocco dei voli, come aveva previsto Eros, e si fece portare a Palermo per prenotare un volo dell’indomani. Dovendo impegnare la giornata, con il bel tempo, si convinse a fare un giro nell’entroterra e arrivò a Segesta dove girò un video postato sui social, decantando il sito, esibendosi in qualche levatina archeo-mitologica e terminando ispirato: «Non c’è posto più bello della Sicilia dove rimanere bloccati». Uno spot bell’e pronto. La freccia dell’amore lo colpì dritto al cuore.
Contento Eros ringraziò Efesto e gli propose di parlare con suo padre, il re dell’Olimpo, perché convincesse altri politici di riguardo a venire per qualche motivo in Sicilia e rimanerci bloccati. Insomma, era la terra di sua madre Afrodite, citata pure da Calenda nel video, e per lei aveva colpito con una freccia Ade, dio degli Inferi, perché si innamorasse di Kore. Ci teneva che i maggiorenti dell’Italia scoprissero finalmente il vero volto della Sicilia.
«Ma che, non lo sapevano? Solo ora Calenda scopre cos’è la Sicilia?» replicò Efesto. «Non è stato lui a dire che la Sicilia è in condizioni da Terzo mondo e che va commissariata? Non era questa l’idea che aveva?». Eros insistette e alla fine il padrone dell’Etna accondiscese di parlare al padre.
Zeus si prese qualche giorno, perché Ermes, che con la Sicilia aveva un rapporto ancora più stretto, di vero amore, essendo stato lui a convincere Ade a liberare Kore, avendo pure un figlio, il pastore Dafni, e portando il nome del fiume Irminio, aveva protestato contro la minaccia di tenere a lungo fermi i voli aerei. Che dio dei viaggiatori sarebbe apparso agli occhi dei siciliani impossibilitati a volare? Il signore degli dèi gli diede ragione e decise di trasformare Calenda in un messaggero della Sicilia, una specie di testimonial pubblicitario incaricato di promuovere l’immagine dell’isola.
Calenda si diede molto da fare: girò video e scrisse un altro libro che intitolò “Difendere la Sicilia”. Che presentò a Catania, dove un anziano siciliano, al momento delle domande del pubblico, si alzò in piedi: «Onorevole, lei disse che non c’è posto più bello della Sicilia dove rimanere bloccati. Io, sentendolo, mi guardai con mia moglie e lei pensò la stessa cosa mia: ma che novità è? Noi siamo bloccati dai tempi dei ciclopi, ci avete chiuso dentro e buonanotte. Ma il bello è che bloccati noi ci stiamo da dio».
