
Sono particolarmente legato alla Madonna delle Lacrime di Siracusa, che pianse due mesi dopo la mia nascita. Non ho mai pensato (beh, forse qualche volta sì) che piangesse per me, perché mia madre, nel clamore del prodigio, attribuì a Lei la mia salvezza, sicché per anni mi portò a Siracusa, dove ricordo – agli inizi degli anni Sessanta – un grande telone o forse un prefabbricato con tante sedie, il quadretto affisso e le messe dei sacerdoti.
Già. La mia salvezza. Abitavamo a Noto perché mio padre appuntato dei carabinieri vi era di stanza. Avvicinandosi il parto e vista la gravidanza a rischio, decise di mandare mia madre nel loro paese di origine, ad Adrano, perché le sorelle conoscevano delle brave mammane. Ma non ero destinato a nascere.
Mia madre mi avrebbe raccontato che nel travaglio stava rischiando la vita, per cui l’ostetrica aveva ordinato alle due mammane di non curarsi di me e di pensare a salvare lei. Fui messo perciò su una sedia e lasciato a morire, sembrando che accettassi il mio destino perché non emisi un gemito e meno ancora un vagito. Ma una delle due donne, la più giovane, una ragazza, disobbedì e mi prese in braccio cullandomi. Straordinariamente, a detta anche dell’ostetrica, non si salvò solo mia madre ma anche io. Tornata a Noto, ritenne una fortuna la vicinanza a Siracusa dopo la notizia della lacrimazione e divenne la più devota e la più assidua pendolare. Ringraziava la Madonnina, come la chiamava sempre, al pari di tutti allora, per essere stata tenuta in vita ma anche per avere avuto il suo primogenito.
Mio padre che ci accompagnava in auto era scettico e protestava ogni volta che mia madre chiedeva di andare dalla Madonnina. Ma sarebbe diventato altrettanto devoto manifestando lo stesso fervore. Credo di avere avuto in eredità la stessa venerazione. Inutilmente per decenni da adulto ho cercato di rintracciare la ragazza che mi cullò e che, per una inspiegabile ragione, mi strappò alla morte. Mia madre ricordo che diceva, davanti al quadretto miracoloso, che sembrava proprio lei. Da qui il suo grande attaccamento alla Madonna.
Qualche anno fa ho pubblicato un romanzo, “Il tempio dell’attesa”, che per teatro ha proprio il santuario. E ora mi piace pubblicare qui alcuni versi nel 73esimo anniversario della lacrimazione, in ricordo di un atto di nascita che, secondo l’ordine delle cose, non doveva aversi.
Madonna delle Lacrime
Appari in un balzo celeste nel buio
il colore di tuo Figlio e del Padre
scolpita nel gesso di un arco a campana
e una corona di trecce troppo grande per Te.
—-
Il giallo oro del tuo velo di pezza
come biondi capelli sul petto
che la mano del cuore sfiora pudica
per il ritratto in posa di un artista devoto.
—-
Nell’altra proteggi con l’immacolato crisma
una fiamma che è pura e che dura
sopra la fornace sulla candida veste
ad ardere due fuochi di luce e calore.
—-
Chi ti ha dato quel manto di volute e stropicci,
la tunica vile e lo scialle di garza?
Umile piangerai una volta e per tutte
nella misera casa dove il pane è di lacrime.
—-
il colore di tuo Figlio e del Padre
scolpita nel gesso di un arco a campana
e una corona di trecce troppo grande per Te.
—-
Il giallo oro del tuo velo di pezza
come biondi capelli sul petto
che la mano del cuore sfiora pudica
per il ritratto in posa di un artista devoto.
—-
Nell’altra proteggi con l’immacolato crisma
una fiamma che è pura e che dura
sopra la fornace sulla candida veste
ad ardere due fuochi di luce e calore.
—-
Chi ti ha dato quel manto di volute e stropicci,
la tunica vile e lo scialle di garza?
Umile piangerai una volta e per tutte
nella misera casa dove il pane è di lacrime.
—-
Riluci e trasudi, il piego di un’aria triste
gli occhi umidi pronti a stillare
dopo il tuo pianto rimarrà il cotone
basterà un fiocco per miracolarsi.
gli occhi umidi pronti a stillare
dopo il tuo pianto rimarrà il cotone
basterà un fiocco per miracolarsi.
