
La polemica sull’ammissione della casa editrice Passaggio al bosco alla fiera romana dei piccoli editori indipendenti, “Più libri più liberi”, ha tradito lo spirito stesso della rassegna inteso a legare l’ideale di libertà alla crescita della produzione editoriale, ideale che non sarebbe tale se fossero implicate ragioni di carattere politico e ideologico. Anzi quel titolo questo auspica nel suo fondamento: la massima affermazione della libertà di espressione, come è contemplato nel Codice etico, nello Statuto e nel Codice di autoregolamentazione dell’Associazione italiana editori che promuove la manifestazione.
L’articolo 1 del Codice di autoregolamentazione non si presta infatti a malintesi: “L’editore deve coniugare il proprio obbligo di assicurare la libertà di espressione e il libero accesso alla cultura da parte di tutti”. Se questa regola è prevista per gli autori che vogliano figurare nel catalogo di uno degli editori associati, a maggior ragione deve valere per quegli editori che chiedano di accedere alla fiera che l’Aie ha fondato e organizza. Ma la sola messa in discussione della presenza dell’editrice fiorentina mina la tenuta della stessa Aie e rende fortemente problematico il criterio di scelta degli editori a campionarie aperte al pubblico sulla base dei loro orientamenti politici e ideologici. L’iniziativa di Alessandro Barbero (che si è trovato inopinatamente a braccetto con Zerocalcare) e di altri intellettuali inamidati e bacchettoni contrari ad ammettere Passaggio al bosco è arrivata come una sfida al rigore dell’Aie sulla carta votato all’apertura verso ogni forma di pensiero critico. Secondo quello del centinaio di firmatari della petizione contro l’Aie (che ha resistito: finora) non si possono portare in pubblico libri contrari all’unico pensiero ammesso. In sostanza non si deve parlare di fascismo in forma apologetica, ma se ne può parlare contro in forma altrettanto apologetica – come ha fatto in quattro psuedo-romanzi Antonio Scurati, uno della Compagnia d’assalto. Il che può essere anche a norma di Costituzione (nata sul terrore di un revenant), ma non fa il bene della storia, della cultura e della giustizia morale.
Passaggio al bosco non è più di destra di quanto Feltrinelli non sia storicamente di sinistra, eredità di un terrorista extraparlamentare fondatore dei Gruppi di azione partigiana, ma nessuno si sognerebbe di escludere la Feltrinelli da una rassegna libraria. Essendo una piccola sigla, la casa editrice che propugnerebbe teorie nazifasciste si è trovata invece a dare conto della propria identità e nello stesso tempo a ricevere un’attenzione mediatica che non avrebbe avuto nemmeno con la migliore campagna pubblicitaria.
La casa editrice toscana prende il nome da un’opera di Ernst Jünger del 1951, Der Waldgang, letteralmente “il sentiero nel bosco”, che teorizza il ritiro civile come atto di resilienza contro il conformismo dilagante. Di per sé tutt’altro che un inno all’attivismo e al celodurismo. Pubblica testi di pensatori che possono ricondursi all’area conservativa e reazionaria, il che agli occhi di un ricercatore qual è Barbero (che pubblicamente ammetteva come il Fascismo abbia fatto anche cose buone) dovrebbe costituire materiale prezioso piuttosto che fomite di rigurgiti tirannici e apologetici. Nessun libro dovrebbe mai essere visto come un male ma sempre come una fonte di conoscenza anche delle intenzioni peggiori. Diceva Socrate che bisogna conoscere, oltre alle ragioni dell’agnello, anche quelle del lupo. Socrate lo capiva. Barbero & Company no.
