
Salvini è stato il più lesto nel Centrodestra a inalberare il vessillo per la “sicurezza illimitata” con su raffigurato l’orefice Mario Roggero, la cui condanna – definitiva – a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio volontario e il ferimento di un terzo bandito offre al leader della Lega un ottimo mezzo per superare a destra Vannacci e presentarsi alle prossime elezioni come il garante della giustizia anche “fai da te”. L’idea è di candidarlo alle prossime Politiche per farne un rastrella-voti capace, al pari di Vannacci reclutato a suo tempo per lo stesso scopo, di raccogliere il consenso di quell’area conservatrice estrema che vede nella sicurezza personale il primo punto del programma di governo. Se da qui al voto, anticipato o di fine legislatura, Salvini riuscirà a tenere alto il vessillo Roggero, è possibile che riesca – come si prefigge – a recuperare gli elettori perduti.
Ma dovrà essere il solo a tifare Roggero e sperare che Fratelli d’Italia, Forza Italia e per parte sua anche Futuro Nazionale non si schierino con la sua stessa determinazione a favore del gioielliere che ha diviso l’Italia mettendo in essere un teorema molto diffuso nella maggioranza silenziosa, quello per cui la legittima difesa sia estensibile anche all’ipotesi in cui la minaccia sia cessata. Quel che ha fatto Roggero, che ha inseguito i delinquenti aprendo il fuoco nel chiaro e deliberato proposito di ucciderli, così apparendo un coraggioso giustiziere mosso da sentimenti largamente condivisibili oppure un bieco vendicatore animato dai peggiori istinti omicidi. Eroe o mostro? La domanda si pone come un discrimine tra Destra e Sinistra secondo se il Far West (quello che comunque si ha quando lo Stato abdica ai suoi doveri d’istituto) sia visto come libertà di aggredire il patrimonio altrui o licenza di difendere a tutti i costi i propri beni. Cade in taglio l’acuta regola fissata dal filosofo Robert Nozick: “La condizione necessaria all’esistenza di uno Stato è che esso annunci che punirà come meglio saprà tutti quelli di cui scoprirà che hanno fatto uso della forza senza il suo permesso”. Per la Destra Nozick parla ai fuorilegge. Per la Sinistra si rivolge a quelli come Roggero che tengono la pistola sul banco.
Se si libera delle implicazioni politiche, il caso si presta oggettivamente a un giudizio di merito che non può non essere coscienziale, ponendo una questione che mette in discussione valori fondativi della propria visione della vita e del mondo, com’è per il divorzio, l’aborto, la fecondazione assistita, l’eutanasia. Non ci può essere una verità che valga per tutti, dal momento che non si può stabilire per principio se prevalga incondizionatamente la legge dell’occhio per occhio (ma qui gli occhi cavati sono stati due), dal momento che nemmeno il Vangelo ha saputo scegliere tra il taglione e la guancia.
Roggero ha agito d’istinto e per carattere. L’aveva detto che, dopo la prima rapina, l’unica subita, si sarebbe fatto giustizia di sé. Ma non avrebbe sparato se i possessori di armi da fuoco venissero periodicamente sottoposti a controlli medici circa la loro tenuta mentale. La sentenza della Cassazione ha accertato in Roggero uno stato di stress post traumatico che ha certamente influito sulla sua smodata condotta. Perdippiù, la stessa sentenza riporta che nel 2005 il gioielliere brandì la pistola minacciando di morte il fidanzato della figlia e i suoi genitori raggiungendoli in casa loro a seguito di una lite. Un tipo così può davvero possedere legalmente un’arma che è pronto a usare in ogni contrarietà e in ogni situazione di pericolo?
Forse hanno ragione i giudici dei tre gradi a decretare che non c’è stata legittima difesa o che perlomeno la difesa esercitata è stata di gran lunga superiore all’offesa e dunque può essere stato un “legittimo attacco”, ma certamente non può una tentata rapina fruttare ai familiari dei banditi morti sul campo centinaia di migliaia di euro, 780 nel caso di Roggero, come risarcimento danni. Significa incoraggiare chi pensi al suicidio o sia malato terminale ad assalire qualsiasi negozio presentandosi con una pistola giocattolo nella speranza di farsi uccidere. Il nuovo decreto sicurezza punta a eliminare questa abnormità ma non può valere per Roggero. Il quale si è peraltro detto pentito, consapevolezza evidentemente maturata negli anni. Se è vero, cade il fondamento, condiviso dall’opinione pubblica al suo fianco, della legittima difesa intesa come reazione necessaria e dovuta a un atto di violenza. Non ci si può pentire di un’azione giusta, come non si pente lo Stato che commina la pena di morte.
Ma, visto che il pentimento è arrivato dopo insistite professioni volte a dichiararsi tutt’altro che dispiaciuto e proprio nelle ore precedenti alla carcerazione, viene da pensare che l’atto pubblico di contrizione sia stato reso in funzione della grazia richiesta al Capo dello Stato, che non potrebbe certo mai perdonare un irriducibile. Ma nel contempo Matterella non può non considerare la questione più umana della lunga carcerazione a un’età nella quale la detenzione può tradursi in una forma di tortura.
