
Rispetto al libro, l’uso della virgola è piuttosto diverso in un giornale nella cui titolazione svolge una funzione a sua volta distinta che nel testo: non quella di definire una proposizione incidentale, ma di designare l’argomento (fungendo da occhiello), com’è nel titolo
Rai, nominato il nuovo presidente
dove la costruzione, propria dei giornali, è data dal bisogno di concentrare più parole in uno spazio ristretto. La virgola fa dunque da barra obliqua, da slash, e nella titolazione giornalistica segna una sospensione.
L’esempio più evidente ed elegante nel quale la virgola si esibisce come pausa sospensiva (e non come occhiello) lo troviamo nell’epitaffio di Leonardo Sciascia
Ce ne ricorderemo, di questo pianeta
Qui la virgola serve per creare un’attesa e passare da un enunciato a una specificazione che ha il senso di una apostrofe: una sorpresa che altri avrebbero resa più canonica con tre puntini di sospensione, ma Sciascia, non volendo addurre ilarità, bensì un senso tragico della vita, ricorre superbamente alla virgola, nobilitandola. È tuttavia pleonastica, perché eliminandola il significato della frase non cambia.
Molte volte però muta la frase. Scrivere “Una giornata difficile da dimenticare” evoca un bel ricordo, ma “Una giornata difficile, da dimenticare” richiama un incubo. In questo secondo caso è però possibile trovare i due punti anziché la virgola, secondo un loro uso divenuto molteplice e in funzione consequenziale.
La virgola e i due punti giocano infatti molto spesso insieme cambiandosi di posto. In rete circola un sapientino scolastico con il vecchio Pierino che per dispetto scrive alla lavagna sotto dettatura
Pierino ha detto: il maestro è un asino
quando avrebbe dovuto invece scrivere
Pierino, ha detto il maestro, è un asino
Una questione di pause in un mix combinatorio, come si vede, giusto il fatto che la punteggiatura è ancora oggi intesa – meglio: malintesa – quale mezzo per scandire il tempo, modalità propria di un’epoca nella quale il libro (nato enormemente prima del giornale) veniva letto esclusivamente ad alta voce. La lettura è diventata silenziosa, ma è rimasto l’uso “teatrale” della punteggiatura: così nell’esempio di Pierino appare evidente che la trascrizione di una frase espressa a voce può assumere un senso addirittura opposto se letta riposizionando la punteggiatura.
Riprendiamo il titolo giornalistico di prima per avere un’altra prova dell’uso diverso di virgola e due punti:
Rai, nominato il nuovo presidente
Si comprende che il giornale dà notizia che in Rai è cambiato il vertice. Ma se il titolo fosse
Rai: nominato il nuovo presidente
quel che capiremmo è che la Rai ha emesso un comunicato stampa per rendere noto che c’è stato un avvicendamento al vertice. Si tratta di un infortunio ricorrente. Caso limite quello capitato a La Repubblica che in prima pagina titolò in un catenaccio (la parte sottostante il titolo grosso)
Russo decapitato: “Mosca non avrà pace”
A stare all’interpunzione, un russo cui è stata mozzata la testa ha dichiarato che la propria capitale non avrà pace. Abbiamo così un morto che parla e lo fa contro la sua patria oppure preconizzando flagelli. Per quanto abbiamo già detto, il titolo andava invece articolato così:
Russo decapitato, “Mosca non avrà pace”
dove si apprende che sul caso del russo decapitato (fatto noto al lettore in base al codice di presunzione di conoscenza già incontrato) è stata lanciata una minaccia arrivata necessariamente da chi gli ha tagliato la testa. Senza bisogno di sapere chi è stato, il lettore informato, cui non serve che il giornale faccia a ogni notizia il riassunto dei fatti precedenti, desume che è stata l’Isis a lanciare la minaccia, perché è solo l’Isis che martirizza con tale ferocia, che la Russia sta guerreggiando contro l’Isis e che un soldato russo è stato effettivamente sgozzato dall’Isis.
Errore analogo è commesso anche dall’Ansa, che nel titolo di una notizia scrive
Siria: Mosca, raid fatto pericoloso
Sembrerebbe che la Siria giudichi pericoloso il raid commesso e accusi Mosca, mentre a leggere il testo appare chiaro che è Mosca a muovere l’accusa alla Siria, responsabile dell’attacco. Senonché la virgola risulta fuorviante perché può fare intendere anche che Mosca sia stata la città teatro del raid. Posizionando correttamente la punteggiatura, senza aggiungere ovviamente altre parole, la formula preferibile sarebbe stata:
Mosca: Siria, raid fatto pericoloso
intendendo che il raid si è avuto certamente in Siria e lasciando alla presunzione di conoscenza l’intuizione che responsabile è stato il governo siriano. Ma invero, essendo metodo abituale dell’Ansa indicare il tema o la “provenienza” con il segno dei due punti ed essendo le agenzie destinate a un pubblico non di lettori ma di giornalisti che sono più avvezzi ai codici, il problema rimane teorico, tuttavia la scelta costituisce un’eccezione.
Tra chi scrive un libro o un articolo di giornale e il lettore è necessaria la stipula di un patto d’intesa circa i codici speciali che sono virgola e due punti. A differenza che nella titolazione e nell’età della lettura indiscreta, in un testo la virgola risponde alla regola generale di designare una frase subordinata, sicché dove ce n’è una deve essercene un’altra a chiusura dell’incidentale, ma può anche aversene una sola in presenza di una proposizione che chiude il periodo. Sia nel primo che nel secondo caso, la subordinata si riconosce facilmente perché eliminandola il discorso si regge lo stesso, ovvero la proposizione principale non perde il significato sostanziale; soltanto viene meno qualche elemento di specificazione. Così è nell’esempio seguente:
Il marchese di Belmonte, che amava molto spostarsi
in carrozza, fece preparare il cavallo e partì al galoppo
dove l’incidentale relativa può essere soppressa senza che ne risentano né il marchese né il suo cavallo. Volendo mantenere l’amore per la carrozza, la relativa deve mutarsi in concessiva e una virgola può tranquillamente sparire:
Sebbene amasse molto spostarsi in carrozza, il marchese di Belmonte fece preparare il cavallo e partì al galoppo
Questa costruzione sintattica (chiamata tecnicamente ipotassi, perché la subordinata precede la reggente, contrapposta alla paratassi che ordina in maniera regolare le proposizioni) si offre però a un diverso significato se la concessiva non anticipa ma segue la principale e anziché una seconda virgola trova un punto, giacché si avrebbe
Il marchese di Belmonte fece preparare il cavallo e partì al galoppo, sebbene amasse molto spostarsi in carrozza
Si può pensare che il marchese non sarebbe partito di gran carriera in carrozza o che una carrozza non possa correre quanto un cavallo. Ad ogni modo, tolta l’incidentale, ovunque cada, la proposizione principale non subisce danni. Ma può capitare che eliminandola non si comprenda appieno il significato della frase, come in questo esempio:
Il marchese di Belmonte, pur non avendo mai cavalcato,
fece preparare il cavallo e partì al galoppo
Senza la subordinata non si coglie la drammaticità della decisione del nostro marchese. Dunque, la regola va meglio definita: la proposizione incidentale, indicata da una virgola iniziale e un’altra finale, è quella che – sottintesa o eliminata – assicura comunque un senso compiuto alla principale e la serve come arricchimento.
Ecco allora due esempi di uso della virgola che nello stesso articolo (di Pierluigi Battista sul Corriere della sera del 3 giugno 2018) risultano il primo assolutamente perfetto e il secondo clamorosamente sbagliato:
Adesso, con Salvini che sposa i 5 Stelle e con la base di Forza Italia tentata dalla migrazione disordinata sotto le bandiere della Lega, il centrodestra della «rivoluzione liberale», della guerra (almeno verbale) al torchio fiscale, del «popolo della libertà», dell’antistatalismo, dei discorsi trionfali al Congresso degli Stati Uniti e all’omaggio berlusconiano all’«american flag», dell’adesione al Partito popolare europeo, quel centrodestra dovrà, se vuole avere ancora un futuro, ripensarsi profondamente.
Nonostante l’articolata complessità, il testo si legge con scorrevolezza grazie proprio all’impiego esatto, come in un solfeggio, della virgola. Non così in questo passo, dove c’è una virgola davvero inopportuna:
Una storia si è conclusa, il mantra del centrodestra unito attorno al suo indiscusso leader e fondatore, appare un’invocazione vuota.
L’articolista pone la seconda virgola dopo “fondatore” perché il brano gli sembra lungo per non avere alcuna punteggiatura e conta di far riprendere fiato, pensando a una pausa, senza però rendersi conto di due cose: avendo posizionato una virgola dopo “conclusa” (dove in realtà andrebbe un bel punto, o semmai il vecchio punto e virgola), ha creato una incidentale che in realtà è la principale; e al contrario, non avendo posto una virgola dopo “centrodestra”, non ha creato una incidentale per cui non si spiega più la funzione di quella che leggiamo.
La virgola dunque va maneggiata o manipolata con estrema attenzione, perché causa di imbarazzanti equivoci, come capitò a Matteo Renzi quando scrisse una lettera al direttore de La Repubblica per affermare a proprio merito la cessazione del trattino in riferimento all’avvento del centrosinistra e al tramonto del centro-sinistra: «Come lei sa, non da ora, sono tra quelli che hanno favorito e accelerato la fine dell’era del trattino». Le due virgole sembrano una porta girevole e offrono una doppia interpretazione: che il direttore non da ora sappia e che non da ora Renzi è tra quelli che hanno favorito la morte del trattino. Occorreva toglierne una per designare il senso voluto. Lasciandole tutt’e due, Renzi ha stabilito entrambe le versioni ottenendo un doppio equivoco, forse voluto ma molto più probabilmente capitato.
Generalmente si abbonda nell’uso della virgola, anche solo per circoscrivere una sola parola, perlopiù un avverbio. Prendiamo una frase del tipo
Dopo aver pranzato, il curato si
concesse, naturalmente, un riposino
In gioco c’è l’abitudine irrinunciabile del curato di riposare dopo pranzo e di contro una forma di riposo particolare, nei modi della natura. Il risultato della doppia virgola è un altro doppio senso, quando quello corretto è certamente il primo. Meglio dunque non servirsene.
In un passo che ho scritto prima e che ricopio
Si ricava che un russo cui è stata mozzata la testa ha
dichiarato che la propria capitale non avrà pace
ho scelto di ignorarla del tutto, ma sono certo che altrove la vedrei dopo “russo” e dopo “testa”: ciò che sarebbe anche corretto, trattandosi di una incidentale, senonché la lettura dell’intero passo, non prestandosi ad equivoci, non richiede segnali per aiutarne la comprensione, funzione che è quella svolta proprio dalla punteggiatura. Vale dunque come regola generale il principio di comprensione, per il quale i segni di punteggiatura come anche le parole sono inutili (a differenza del tempo della lettura ad alta voce quando scandivano le pause) se il periodo scorre anche senza cartelli segnaletici. Insomma la virgola va vista come pietra d’inciampo.
In giornalismo, lingua costituzionalmente semplificata, anzi da rendere semplice in tutti i modi, purché non sciatta, “togliere” è il verbo da considerare al pari di un credo. Ma attenzione a togliere, perché un caso è dire “Il rapinatore Mario Rossi si è consegnato spontaneamente” e un altro “Il rapinatore, Mario Rossi, si è consegnato spontaneamente”, giacché nella seconda versione il soggetto risulta, giustamente dopotutto, un mero quisque de populo.
Alziamo piuttosto il livello e, per vedere alcune serie complicazioni, riconvochiamo il signor marchese, che chiamiamo Cesareo Costamagna:
Il marchese di Belmonte, Cesareo Costamagna,
fece preparare il cavallo
Le due virgole rendono appunto il marchese uno sconosciuto, giacché di un solo nobile certamente noto può essere proprietà il marchesato di Belmonte. Ma se nondimeno si lascia la frase senza virgole, il rischio è che il marchese risulti signore, oltre che di Belmonte, anche di Cesareo e Costamagna quali ulteriori possedimenti. Né si rende omaggio al marchese mutando così la frase:
Cesareo Costamagna, marchese di Belmonte,
fece preparare il cavallo
perché il titolo dato come specificazione appare una deminutio, non essendo peraltro il nome preceduto da alcun attributo onorifico. Né se ne esce eliminando ogni virgola e posponendo nome e titolo, perché la frase
Il marchese Cesareo Costamagna di Belmonte
postula che possa esserci un altro marchese Cesareo Costamagna che non sia di Belmonte. La soluzione è nella necessità di diversificare, per cui io scriverei
Il marchese di Belmonte fece preparare il cavallo
preoccupandomi per tempo, in un precedente e ravvicinato contesto di citare del marchese il nome e il cognome, Cesareo Costamagna. Così otterrei di nominare il marchese nel valore di una antonomasia e di non fare apparire necessario precisare il marchesato trattandosi di un aristocratico comunemente noto per essere il signore di Belmonte. Insomma risolverei la questione della virgola non usandola. Cosa che comporta invero il miglior impiego che possa farsene.
6 – continua
