
Prima di essere rieletto presidente, Sergio Mattarella andò in giro con la figlia in cerca di una casa in affitto e non ne ha mai comprata una a Roma. Possiede solo la dimora di famiglia a Palermo. Sandro Pertini visse tutta la sua vita in affitto. Nella Prima repubblica altri giganti della politica vivevano in affitto: Enrico Berlinguer, Flaminio Piccoli, Ugo La Malfa… Pietro Nenni abitò persino in una casa popolare in locazione. Parliamo di figure storiche che hanno fatto grande, rispetto a quella in cui siamo costretti a vivere, la tanto vituperata e rimpianta Prima repubblica, fatta anche di “statisti” (parola caduta in disuso e inimmaginabile per tutti gli attuali politici sulla scena) che avevano studiato, occupavano una posizione sociale, erano personalità internazionali, ma soprattutto avevano, anche i peggiori, un senso del ritegno che ne frenava gli eccessi.
Il vicepremier e ministro Matteo Salvini, leader della Lega, milanese, mai un lavoro, titolo di studio licenza liceale, pochissime letture, ha comprato a Roma una villa di 28 stanze, superficie 674 mq, pagando 1 milione e 350 mila euro. Quest’anno ha dichiarato un reddito complessivo di 103.524 mila euro contro i 91.975 euro dell’anno scorso. Pare abbia fatto un affare molto conveniente, ma è certo che lascerà il suo striminzito bilocale in condominio a Milano di sua proprietà per intraprendere una vita di lusso nella capitale. Come si è vantato, in più di uno dei suoi rutilanti video, di vivere da italiano comune, così si è vantato della mega villa dove vivrà con la sua fidanzata Francesca Verdini, che pare abbia contribuito alle spese, da italiano eccezionale. Non conta chiedersi come abbia potuto permettersi un tale investimento quanto come abbia potuto fare un simile gesto da ministro in carica in faccia agli italiani, facendo uno sfoggio così smaccato e plateale di opulenza e sfrenata ambizione. Non c’è italiano a questo punto che non pensi come la politica – per chi come Savini viene da una famiglia piccolo-borghese, padre impiegato, madre casalinga, certamente a corto di larghi beni materiali – non sia il mezzo migliore per assicurarsi una vita agiata.
L’esempio che ha dato è lo stesso offerto da Berlusconi, il quale voleva che tutti fossero ricchi come lui, perché gli affari si fanno tra tycoon: entrambi leader di due partiti nati senza storia né ideologia per rivendicare pretese come corporazioni piuttosto che per proporre modelli generali di sviluppo come associazioni. Un esempio pessimo quello di Salvini, che fa sentire gli italiani ancora più poveri e soprattutto ancora più sudditi di un capintesta che anziché fare di tutto per essere come i suoi elettori compie ogni atto per apparire loro nelle vesti di un superiore. La casa come reggia è il ponte levatoio alzato dalla piazza, libera di rosicare ma sicuramente indotta a vedere Salvini con l’occhio con cui si riguardano i potenti.
Ma Giorgia Meloni non è stata da meno, con la scusante che, essendo romana, la nuova casa – rectius una villa di 433 mq, un giardino di mille mq e la piscina – l’ha comprata nella sua città spendendo, senza mutuo un milione e 254 mila euro e lasciando un appartamento in condominio. Non essendo nemmeno lei cresciuta in una famiglia agiata, tutt’altro anzi, e non avendo fatto nella vita che la militante di partito (dopo la maturità linguistica si è fermata), si ha ulteriore conferma che la politica è una specie di miniera d’oro, per chi sa farla evidentemente. Lei ha dihciarato nel 2025 180.081 mila euro, mentre l’anno scorso grazie ai proventi del suo libro 459.460 euro. Cifre iperboliche per chi nella vita ha fatto solo politica.
Ora, dal momento che l’attività politica non è un’attività imprenditoriale concepita come fonte di profitto o occasione di lucro, tanto più che i deputati si chiamano “onorevoli” perché in origine tale era l’epiteto onorifico che veniva assegnato agli eletti per svolgere il loro mandato gratuitamente (vedi un po’ com’è cambiata l’Italia, almeno in questo campo), se ne ricava che lo Stato italiano consente, per prassi consuetudinaria e quindi per legge, che un ristrettissimo numero di cittadini, ancorché sfaccendati, senza arte né parte, studenti svogliati e cattivi esempi (anche nell’incapacità di costruirsi famiglie stabili), in barba all’art. 1 della Costituzione che fonda la repubblica sul lavoro, possano arricchirsi, maturare una pensione di platino e abitare ville di lusso al pari dei più spregiudicati mercanti e industriali. Ciò non dovrebbe essere consentito per dignità, pudore, equanimità, senso di giustizia, onestà, scrupolo di coscienza, continenza, ma potrebbe essere impedito se i parlamentari e i membri del governo fossero costretti a trasferire parte dei loro esorbitanti e scandalosi introiti non tanto ai loro partiti (come insegnava a fare il Partito comunista e come hanno imparato a non fare tutti i partiti di oggi: a cominciare da Cinquestelle che, partito con l’obbligo di “restituzione” pari a oltre la metà dell’indennità, oggi si accontenta di cinquecento euro mensili, e proseguendo con tutti gli altri che sono fin troppo elastici e tolleranti nel richiedere spiccioli perlopiù volontari), ma agli italiani attraverso versamenti in un conto pro bono, atto che costituirebbe una vera restituzione: non tanto del maltolto quanto del dippiù sottratto senza alcuna valida e plausibile ragione alle casse erariali. Il successo di un politico non si misura, come per chi è in affari, dai soldi che riesce ad accumulare, ma dagli obiettivi che riesce a raggiungere per il bene non proprio ma generale. Salvini e Meloni hanno invece messo brillantemente in pratica gli insegnamenti di Antonio Razzi in materia di grana, come unico scopo dell’attività politica.
Ma uno Stato civile e democratico che permette questi abusi, che poi portano ad autentici affronti quali quelli senza alcun rossore commessi dalla premier e dal vicepremier, è uno Stato che viola vergognosamente la sua Carta costituzionale.

L’articolo è davvero chiaro e lineare, ma chi lo legge farà “spallucce”: lo sapevamo e non andremo più a votare! Incredibile come è diventato l’italiano-medio. Un fantasma senza lenzuolo!