
Vittorio Sgarbi sta passando da uno studio televisivo all’altro per parlare del suo ultimo libro, Il cielo più vicino, ma in realtà per fare sapere di essere ritornato sulla scena. Quello che abbiamo visto non è però lo stesso personaggio mediatico che bucava il video, ma il suo fantasma. È però stato utile mostrarsi senza vergogna e con coraggio per zittire quelle malelingue che, notando la strana coincidenza tra l’aggravamento della sua posizione processuale e la sua improvvisa depressione, avevano sospettato una manovra subdola e strategica. Le condizioni psico-fisiche in cui il critico d’arte è ridotto non è davvero immaginabile che possano essere state indotte. Sgarbi è palesemente un uomo malato: incurvato, smagrito, pallido, lento, stentato nel parlare, incerto nel tenersi lucido. Lo abbiamo visto incapace anche di alzare gli occhi sull’interlocutore, teneramente avvinto al suo libro sulle gambe quasi fosse un supporto sanitario. Muove perlomeno a comprensione. Coraggio abbiamo detto. E ce ne vuole per superare il naturale riserbo sui propri segreti privati, anche di salute, ed esibirsi a un pubblico che non può non sovrapporre l’immagine che vede a quella che ricorda di uomo brillante, colto, anche prevaricatore per eccesso di supponenza e padronanza di sé. Ed è proprio questo senso di padronanza che in lui si è smarrito del tutto. La figlia Evelina, dipinta come un’ingrata, è accorsa in suo aiuto perché abbia non solo l’assistenza di un tutore che amministri le sue sostanze, ma anche perché non venisse ostentato in televisione, così come è avvenuto, in totale e cinica (parola della stessa Evelina) mortificazione della privacy, quella che lo Sgarbi di prima sicuramente avrebbe preservato. Il sospetto di plagio, di circonvenzione, è legittimo da parte della figlia. Che con la sua replica, rivolta soprattutto a Bruno Vespa, apparso deciso a sapere non del libro ma di lui ed Evelina, ha sollevato una questione che su un altro fronte del campo della privacy, quello della telefona tra Sangiuliano e la moglie mandata in onda da Report, ha suscitato polemiche e addirittura una sanzione del Garante. Se la sfera privata va sempre e comunque tutelata, perché è stato consentito di violare quella di Sgarbi mentre quella di un ministro in carica è stata ritenuta lesa? Forse che un ministro ha più diritto alla riservatezza di un personaggio altrettanto noto? Si obietta che Sgarbi fosse consenziente e del tutto presente a sé stesso, quindi d’accordo a mettersi in mostra perché della sua privacy venisse fatto strame. E si obietta anche che il critico sia stato in televisione per parlare del suo libro. Ma per i sottili fili che intramano la curiosità più morbosa, si è assistito solo al tentativo di tutti i conduttori di spogliarlo ancora di più e metterlo a nudo, ciò che lui, pur volendo parlare di montagne ed elevarsi da terra, ha assecondato, nelle visibili vesti di un fenomeno da baraccone. Ha ragione la figlia: non è stato nemmeno umano.
