
Uno scrittore che si ritenga davvero tale non intervista un altro scrittore come farebbe un comune giornalista che rivolga domande per ottenere risposte. Uno scrittore “conversa” con un suo simile, “dialoga”, “scambia opinioni”, perché è inconcepibile che faccia domande dal momento che conosce tutte le risposte, ma soprattutto perché domandare significa riconoscere la propria inferiorità.
Su “La Lettura” Paolo Giordano ha registrato una conversazione con Arundhati Roy facendo domande ma non riportandole come tali, in neretto o in corsivo secondo il modello classico delle interviste. Ha scelto lo svolgimento discorsivo e quando ha chiesto qualcosa lo ha fatto per poter dire poi la sua: con il risultato che tempestivamente la scrittrice indiana ha confessato di aver pensato la stessa cosa. Ma certo, gli scrittori veri fanno così. Si scambiano le stesse idee e si danno del tu, quando in un giornale questo non dovrebbe mai succedere per rispetto al lettore. Un vero scrittore come Giordano può piuttosto permettersi ogni licenza e quindi scrivere frasi del tipo “Arundhati Roy è sempre stata molto esplicita. Diretta ai limiti dell’autolesionismo”. Oppure “Lo si percepisce dal nitore con cui Roy evoca la brillantezza del paesaggio”. O ancora “L’assenza di sforzo evidente, in letteratura, è spesso un abbaglio”. Un’altra: “Lo picchia [il figlio] con un righello fino a spezzarlo (il righello, si spera). Un’altra ancora: “Non scrivi quando il resto della letteratura è entrato nella tua vita”. Un testo simile firmato da un giornalista non supererebbe nemmeno lo spigolo della sua scrivania. “La Lettura” ci ha aperto il numero con due pagine.
Tuttavia nemmeno un vero scrittore nel pieno esercizio delle sue licenze letterarie può ammettere, raccogliendo il parere di Arundhati Roy, che lei dichiari “In Italia avete un governo di estrema destra ma anche un milione di persone in strada per Gaza”. Ecco, un giornalista correggerebbe le informazioni, altrimenti lo fa il suo caposervizio o magari il direttore: un milione di persone per strada non si sono viste dai tempi di Luciano Lama e ritenere i partiti che formano il governo Meloni di estrema destra significa non sapere cos’è la destra oppure darsi un aplomb à la page. Propendo per la prima ipotesi, accogliendo parti della seconda, dal momento che Giordano è quello che ha vinto il Campiello mostrando di non conoscere la differenza tra giudice e magistrato.
