
Ormai da più di vent’anni non si vede più percorrere Comiso a piedi con il suo tamburello della pace che sembrava scandire la vita del paese. La Generazione Z ne ha sentito solo parlare e quel che oggi vede è un vecchietto di 81 anni malmesso in salute, divenuto tutt’altro che l’iconica e leggendaria figura di monaco buddista che ha infiammato l’epopea di Cruisetown.
Jiunyo Ghiosho Morishita, giapponese di Hosaka, non ha mai lasciato Comiso dove ha eretto nel 1998 l’unica pagoda presente in Italia: nemmeno quando un confinante gli ha bloccato con un cancello la strada di accesso relegandolo nel suo tempio. Vinta la causa giudiziaria, ha avuto anche la cittadinanza anagrafica e quattro anni fa, per il quarantennale della storica marcia anti-Nato del 4 aprile 1982, l’anno del suo arrivo a Comiso, ha partecipato alla manifestazione di ricordo come protagonista di un tempo nel quale la sonnacchiosa cittadina dell’Ippari si fece capitale mondiale della lotta al riarmo atomico.
Oggi non può più tornare giù e raggiungere Piazza Fonte Diana dopo un intervento a una gamba e una deambulazione rimasta incerta: a scorno delle centinaia di chilometri battuti per decenni. Sono i comisani, principalmente i giovani, che vanno a trovarlo, curiosi e rispettosi della fede buddista che egli professa badando a non fare opera di proselitismo perché, dice «la pace è già una fede e non distingue le confessioni religiose». Lui riceve tutti senza chiedere in quale Dio credono. Ma nemmeno al tempo dei Cruise, quando era quarantenne e aveva molta forza nelle gambe, avvicinava qualcuno per tentare di farlo buddista. Allora era lui che andava tra i comisani senza suscitare granché curiosità in un periodo in cui di tipi bizzarri ce n’erano fin troppi tra il Magliocco e la piazza.
Ogni tanto, ma sempre più raramente, sparisce per qualche settimana e va a trovare altri monaci buddisti in giro per l’Europa, essendo l’unico monaco che eserciti in Italia in una pagoda. Va soprattutto a Londra e trova davvero che sia stata una fortuna la nascita dell’aeroporto che può vedere dall’alto e raggiungere in pochi minuti. Appartiene all’ordine chiamato “Nipponzan Myohoji” fondato da Nichidatsu Fujii e ispirato all’ideale della pace nel mondo. Fujii è morto nel 1985, tre anni dopo l’arrivo di Morishita a Comiso nel pieno della corsa al riarmo e sull’onda di centinaia di pacifisti di tutto il mondo.
“Nipponzan Myohoji” è un ordine internazionale che ha come scopo la costruzione di pagode della pace. Quella di Comiso è considerata tra le più belle delle ottanta circa sparse in tutti i continenti. Sui fondi necessari per la sua costruzione Morishita ha sempre mantenuto ogni riserbo, limitandosi in passato a dire che è l’ordine a provvedere insieme con donazioni private di antimilitaristi e seguaci del Budda.
Tale incertezza ha indotto a supporre in Morishita un uomo facoltoso, ma egli si schermisce: «Non sono i soldi il problema dell’uomo, ma la pace e la vicinanza a Dio». Quale Dio non ha importanza. Questo anti-integralismo ha reso Morishita benaccetto meritandogli il titolo di reverendo. Il mantra intonato per anni lungo le vie di Comiso e ancora oggi riecheggiante nel tempio, “Na Mu Myo Ho Ren Ge Kyo”, è sentito come un inno alla pace senza distinzione di bandiere e di credo. Anche se il riarmo nucleare non è più una questione attuale, la pagoda è rimasta – e con essa Morishita – ad affermare la ricerca della pace interiore, del benessere spirituale e della serenità nel mondo.
La pagoda è oggetto continuo di attenzione. Gli operai che lavorano alla sua manutenzione dicono che l’interno è adibito a magazzino, ma in verità custodisce settantamila ciottoli contrassegnati di ideogrammi del Sutra del loto, il libro sacro del buddismo. Pur essendo facilmente raggiungibile, non è mai stata fatta bersaglio di atti di effrazione o di danneggiamenti. Per un numero crescente di comisani e ragusani in genere è diventata una presenza rassicurante, un faro che sembra indicare che laddove stava per nascere un arsenale di guerra svetta invece un’erma della pace.

